"Gli ultimi trent'anni, all'indomani della crisi del paradigma industriale fordista, sono stati teatro di cambiamenti strutturali e irreversibili nel modo della produzione capitalistico. Si è modificato il ruolo dei mercati monetari e finanziari, mentre le leve dell'accumulazione e della crazione di valore si fondano sempre più su nuove forme di lavoro e di produzione immateriale. Le vecchie regole redistibutive sono state saltate e si assiste sempre più al declino delle politiche di welfare. In particolare, la conoscenza e lo spazio costituiscono oggi le due variabili economiche più rilevanti nel determinare le dinamiche economiche." Andrea Fumagalli, "Bioeconomia e capitalismo cognitivo".
Una introduzione quella che ho scelto per il primo post che mi sembra inquadri perfettamente alcune grandi questioni che oggi appassionano molti studiosi e purtroppo troppo pochi politici. Argomenti, quelli del prof Fumagalli, che evidentemente toccano ogni campo del sapere e del vivere umano, dal modo in cui si è riorganizzata l'impresa capitalistica e quali siano le nuove forme di valorizzazione del capitale alle nuove forme di sfruttamento e alienazione delle soggettività messe al lavoro.
Quanto si possa discutere su tali argomenti è dato dalla quantità di analisi e proposte emerse negli ultimi anni: dal capit
alismo cognitivo all'abbattimento dei primi steccati della proprietà intellettuale alle proposte dello stesso Fumagalli (nelle ormai vecchiotte "dieci tesi sul reddito di cittadinanza") sul reddito e sul recente "Commonfare".
L'intenzione di aprire una discussione, oggi 27 febbraio 2008, seppur digitale, è la conseguenza di un sentimento forte di insoddosfazione rispetto a come le recenti discussioni sulla politica di questo paese ( e in generale sulle dinamiche politico-economiche globali) stanno evolvendo. Da anni condivido con molti dei ragionamenti preziosi non solo sulle questioni di fondo che introduce molto bene lo stesso prof F., ma innanzitutto su come rispondere e reagire ad uno stato emergenziale in cui versano le nostre città, l'istruzione a tutti i livelli, la nostra carta dei diritti civili, sociali e politici...condizioni che oramai colpiscono molti e a più livelli. Soprattutto nel nostro paese
i partiti e le coalizioni politiche che si apprestano ad andare ad elezioni tra pochissimo tempo, non sembrano aver colto le giuste parole d'ordine...quelle che noi senza presunzione possiamo identificare con i problemi che viviamo tutti i giorni.
Ma c'è un'altra questione, strettamante legata alla prima a doppio filo, che è la mancanza totale di spazi fisici e non di partecipazione e autogestione sociale e civile. Mancanza che sta demolendo la stessa figura del cittadino, come soggetto portatore di diritti e protagonista consapevole e potenzialmente attivo nella sua comunità di riferimento.
Un problema che, credo, si stia ripercuotendo a grandi frequenze al mondo della politica ma sopratutto del sindacato, organizzazioni sempre meno sociali e sempre meno rispondenti alla loro missione primitiva.
Ma questi problemi, così brevemente accennati, fanno parte della grande sfida che dobbiamo affrontare: ragionare su cosa significa bioeconomia e quanto questa determini un nuovo paradigma nella lettura delle nostre vite, come rispondere a tutti quei problemi che riguardono da vicino le nostre vite di studenti, lavoratori precari o solamente precari e come è possibile organizzare una risposta a quseti problemi: il sindacato? il partito? o qualcosa di diverso...qualcosa che sino ad ora non è stato scritto su nessun libro o blog...
spero questa "scintilla" serva a qualcosa, nel caso contrario vi ringrazio comunque dell'attenzione.
Una introduzione quella che ho scelto per il primo post che mi sembra inquadri perfettamente alcune grandi questioni che oggi appassionano molti studiosi e purtroppo troppo pochi politici. Argomenti, quelli del prof Fumagalli, che evidentemente toccano ogni campo del sapere e del vivere umano, dal modo in cui si è riorganizzata l'impresa capitalistica e quali siano le nuove forme di valorizzazione del capitale alle nuove forme di sfruttamento e alienazione delle soggettività messe al lavoro.
Quanto si possa discutere su tali argomenti è dato dalla quantità di analisi e proposte emerse negli ultimi anni: dal capit
alismo cognitivo all'abbattimento dei primi steccati della proprietà intellettuale alle proposte dello stesso Fumagalli (nelle ormai vecchiotte "dieci tesi sul reddito di cittadinanza") sul reddito e sul recente "Commonfare".L'intenzione di aprire una discussione, oggi 27 febbraio 2008, seppur digitale, è la conseguenza di un sentimento forte di insoddosfazione rispetto a come le recenti discussioni sulla politica di questo paese ( e in generale sulle dinamiche politico-economiche globali) stanno evolvendo. Da anni condivido con molti dei ragionamenti preziosi non solo sulle questioni di fondo che introduce molto bene lo stesso prof F., ma innanzitutto su come rispondere e reagire ad uno stato emergenziale in cui versano le nostre città, l'istruzione a tutti i livelli, la nostra carta dei diritti civili, sociali e politici...condizioni che oramai colpiscono molti e a più livelli. Soprattutto nel nostro paese
i partiti e le coalizioni politiche che si apprestano ad andare ad elezioni tra pochissimo tempo, non sembrano aver colto le giuste parole d'ordine...quelle che noi senza presunzione possiamo identificare con i problemi che viviamo tutti i giorni.
Ma c'è un'altra questione, strettamante legata alla prima a doppio filo, che è la mancanza totale di spazi fisici e non di partecipazione e autogestione sociale e civile. Mancanza che sta demolendo la stessa figura del cittadino, come soggetto portatore di diritti e protagonista consapevole e potenzialmente attivo nella sua comunità di riferimento.
Un problema che, credo, si stia ripercuotendo a grandi frequenze al mondo della politica ma sopratutto del sindacato, organizzazioni sempre meno sociali e sempre meno rispondenti alla loro missione primitiva.
Ma questi problemi, così brevemente accennati, fanno parte della grande sfida che dobbiamo affrontare: ragionare su cosa significa bioeconomia e quanto questa determini un nuovo paradigma nella lettura delle nostre vite, come rispondere a tutti quei problemi che riguardono da vicino le nostre vite di studenti, lavoratori precari o solamente precari e come è possibile organizzare una risposta a quseti problemi: il sindacato? il partito? o qualcosa di diverso...qualcosa che sino ad ora non è stato scritto su nessun libro o blog...
spero questa "scintilla" serva a qualcosa, nel caso contrario vi ringrazio comunque dell'attenzione.
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